Il Parco del Conero, un territorio unico in cui la natura e le attività agricole plasmano il paesaggio nella cornice magnifica di un promontorio che si tuffa nel mare blu dell’adriatico

Che cos’hanno di così speciale questa fascia di costa lunga appena 20 km e il territorio che sta alle sue spalle?
Il promontorio del Conero, insieme al Monte San Bartolo (sempre nelle Marche, ma a nord di Pesaro) è l’unica vera discontinuità rispetto ad una costa adriatica che dal Gargano a Trieste è bassa e sabbiosa. Il Monte Conero ha le rupi marittime più alte di tutta la costa orientale adriatica, più di 500 metri a picco sul mare!

È il 1987 l’anno in cui è istituito il Parco Regionale del Conero

Da quel momento in avanti le attività umane in questo luogo sono contenute entro dei limiti ben precisi che consentono di conservare questo scrigno di biodiversità. Oggi in questo territorio fioriscono e vegetano numerosissime specie da quelle arboree quali cedri, lecci, pini a quelle arbustive ed erbacee come il corbezzolo (kòmaros in greco, che molto probabilmente ha dato origine al nome Conero), le eufobie e il finocchio selvatico marino (che da queste parti viene anche coltivato e valorizzato in cucina). La fauna del parco è ricchissima di specie di uccelli che spaziano dai rapaci, agli uccelli migratori che qui nidificano nei mesi più caldi dell’anno, a quelli che popolano i laghetti salmastri retrodunali di Portonovo fino a molte specie di mammiferi come caproli, cinghiali, etc… Recentemente ha fatto la sua comparsa sul Conero anche il lupo!
Per non parlare della ricchezza della fauna marina che in questa zona vede il suo maggior esponente nel mosciolo selvatico di Portonovo (presidio slow food).

Ma non è stato sempre così

Il territorio del Conero e il Monte stesso sono stati abitati fin dall’età dalla preistoria come testimoniano alcune scritture rupestri ritrovate sulle rocce sommitali.
Numana, alle pendici meridionali del Conero, è stato un importantissimo centro Piceno.
Anche in epoca romana il territorio è stato abitato e sfruttato come dimostrano le cave di roccia calcarea oggi visitabili e i resti di un importante acquedotto.
Nel corso del medioevo monaci di diversi ordini hanno edificato chiese e interi monasteri da più parti sul Monte.
Questa forte antropizzazione e questo stretto legame tra il Conero e i suoi abitanti ha mantenuto un equilibrio e si è dimostrato sostenibile almeno fino al 1.800.

Poi lo sfruttamento del territorio a fini produttivi ha portato ad un quasi totale disboscamento per ottenere legna e campi coltivabili, cave di pietra a cielo aperto e progetti che oggi appaiono francamente assurdi per l’effetto deturpante che avrebbero avuto sul passaggio e sull’ambiente naturale quali la realizzazione di funivie e cabinovie per l’accesso alle spiagge e un enorme albergo da costruire al posto dei boschi e dei prati nella frazione Poggio.
Grazie ad un’importante opera di rimboschimento messa in campo a partire dagli anni 30 del secolo scorso, all’istituzione del Parco e allo sviluppo di un’agricoltura biologica e a basso impatto, si è ritrovato un equilibrio tra territorio e attività umane e oggi è possibile godere di tanta bellezza, viste mozzafiato, paesaggi unici ed emozionanti.
Il prossimo passo? L’area marina protetta! Ancora in cantiere…

Oggi il Conero rappresenta un condensato di storia geologica e della civiltà umana, un insieme di paesaggi diversi in un’unica cornice, dal mare alla montagna, dai torrenti ai laghetti retrodunali di acqua salmastra, una cassaforte di biodiversità, un esempio completo di agricoltura mediterranea con le sue coltivazioni di vite, olivo e cereali e con i suoi allevamenti bovini e ovini al pascolo.
Visitare questi luoghi è possibile e appagante tutto l’anno, compreso il periodo invernale quando il mare ha un fascino unico ed è possibile passeggiare sul Monte e godere degli splendidi panorami.
Per godere appieno anche del mare, meglio arrivare nella tarda primavera fino al mese di giugno o nella tarda estate fino a tutto settembre quando il Conero non è molto affollato.

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